Prosa al ridotto

Anna Cappelli

di Annibale Ruccello
con Maria Paiato

di Annibale Ruccello
con Maria Paiato 
regia di Pierpaolo Sepe

Spettacoli

mer 5 marzo, 20:45Sala del Ridotto

Maria Paiato una "Anna Cappelli" a caratteri cubitali. Sul palco il nome del personaggio giganteggia sul telo frontale, ecco la nostra Anna paltò giallino sixsties, decolté tacchetto e punta nera, borsetta e valigia bon ton, immersa in una struggente solitudine esistenziale la Paiato sfodera subito la sua incredibile bravura rivelando l'anima nera e squarciata di una donnina qualunque, dattilografa comunale trasferita da Orvieto a Latina, che la sorte trasformerà in una belva suo malgrado.qualunque, dattilografa comunale trasferita da Orvieto a Latina, che la sorte trasformerà in una belva suo malgrado.

Il monologo ben diretto da Pierpaolo Sepe è l'ultima opera di Annibale Ruccello, talento scomparso prematuramente a soli trenta anni nel 1986, drammaturgo con la passione per le figure femminili "deportate". Sono gli anni del boom economico degli anni Sessanta, ma non per Anna costretta dalle ristrettezze economiche a non poter possedere una casa tutta sua e a vivere in uno stanzino nella maleodorante abitazione della detestabile signora Tavarini e i suoi malefici gattacci, con il lucchetto al telefono e l'olezzo ammorbante di pancetta fritta e pesce bollito. Non possiede niente se non il suo livore, rumina il suo rancore da perdente per i colleghi, i genitori che non hanno visto l'ora che se ne andasse per dare la sua stanza a quella farisea di sua sorella Giuliana.

Finché il sogno della sua vita sembra realizzarsi per l'amore del suo capo, il ragioniere Tonino Scarpa, proprietario di una casa con ben dodici stanze, una "reggia" dove Anna principessa spiantata andrà a vivere, nonostante il suo principe azzurro di provincia non ha nessuna intenzione di sposarla. Finalmente tutto è suo, Tonino, la casa, che importa se la discriminano perché concubina, lei è una donna emancipata che non crede alle convenzioni borghesi. Maria "scrive" in scena ogni sfumatura dei pensieri di Anna, caustica e ironica domina la scena con la naturalezza di chi ha nelle vene la recitazione.

Per culminare nell'agghiacciante finale, Tonino le annuncia il trasferimento in Sicilia e la fine della convivenza. Ma com'è possibile, lui è suo, ogni centimetro del suo corpo è suo, la casa è sua, Anna di fronte alla perdita dei suoi beni, guadagnati sopportando il ragioniere, la vecchia cameriera invadente, sacrificando giovinezza e maternità, entra anima e corpo nella voragine senza ritorno della follia. Con voce dilaniata dai toni metallici amplificati la Paiato, affonda il coltello nelle carni di Tonino, cannibale disperata, lo divorerà piano piano, il cervello, il cuore dove deve risiedere il sentimento, con le ossa farà candele e con l'ultima brucerà tutta la casa. Perché sarebbe insopportabile.

[Francesca Motta - Il Sole 24 Ore]