Matteo Cremon

Oscillazioni

Tema della Residenza

Punto focale della residenza è l'analisi drammaturgica del monologo di Vitaliano Trevisan “Oscillazioni”, corredata dalla ricerca attoriale per la costruzione del personaggio e dalle ipotesi di sviluppo della messa in scena. Uno studio teatrale a tutto tondo dove Valentina Brusaferro sarà partner per l'analisi e la composizione, Stefano Piermatteo analizzerà lo spazio scenico, mentre Andrea Santini si occuperà del suono, in armonia con l'interpretazione del testo.

Date della residenza

La residenza artistica al Teatro Comunale di Vicenza si articolerà in 15 giorni di lavoro, fra dal 16 al 30 giugno 2020. Questo progetto di residenza prevede un confronto diretto sul tema di lavoro con tutor provenienti dall’ambito teatrale e uno sharing aperto al pubblico.

È previsto un percorso di analisi, visione e restituzione del processo creativo con *Astra*nauti del Teatro Astra di Vicenza, un gruppo di spettatori appassionati e incuriositi dal teatro che affianca La Piccionaia (VI) nel monitoraggio del talento emergente. Incontri il 26 giugno e l’1 luglio a cura di Silvia Sette e Sergio Meggiolan, in modalità video partecipata.

Sharing aperto al pubblico

data: martedì 30 giugno ore 20.45
sede: Sala del Ridotto del Teatro Comunale di Vicenza
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoriaQUI ​​​​​​
Posti limitati.

Per i linguaggi proposti e i temi trattati la partecipazione all’evento è consigliata ad un pubblico adulto

Visione e restituzione del processo creativo con *Astra*nauti del Teatro Astra di Vicenza

date: venerdì 26 giugno e mercoledì 1° luglio. Gli incontri saranno in videoconferenza sulla piattaforma Google Meet.
a cura di: Silvia Sette e Sergio Meggiolan (La Piccionaia - Centro di produzione teatrale)

OSCILLAZIONI

monologo di Vitaliano Trevisan
con Matteo Cremon
progetto scenografico Stefano Piermatteo
regia Valentina Brusaferro

Il testo si sviluppa sullo sfondo di un paesaggio sonoro e visivo, riconducibile ad una qualsiasi periferia del nord est italiano. Una statale puntellata di capannoni e zone industriali, cresciute a ridosso di centri urbani, in uno di quei tanti luoghi che di giorno sono crocevia di mercati, e di notte bordelli a cielo aperto. Un uomo sulla quarantina, seduto ad un tavolo, dà voce ai suoi intimi pensieri, tracciando un bilancio degli ultimi sette anni della sua vita, ovvero dal giorno in cui ha lasciato la moglie incinta. Attraverso un'analisi coerente di quelle che sono state e sono le sue relazioni, con le persone e con la società che lo circondano, l'uomo squarcia la propria esistenza mostrandosi nella sua disarmante integrità. Ex marito, padre suo malgrado di un figlio che non ha mai desiderato, racconta di se stesso, arrivando a toccare inevitabilmente la coscienza di noi tutti. Le sue parole ci conducono dentro le crepe generate dall'esistenza, attraverso quella sottile linea di confine che separa l'accettabile dall'inaccettabile. Come un funambolo sospeso a mezz'aria, (senza rete di protezione per salvarlo da eventuali cadute), l'uomo procede lungo la corda che separa la ragione dal suo opposto, verso quel punto di approdo che rappresenta una scelta definitiva per la sua storia. Attorno a lui, la visione di una vita altra, quella della ex moglie, madre di suo figlio... sguardo che costringe ad ampliare l'orizzonte. Attraverso un moto di pensieri che tirano da parti contrarie, in un'oscillazione di significati che non può fermare, il protagonista ci accompagna verso la deriva, quando sul finale la vicenda pare arrivare ad un punto di svolta. O ad una tragica conclusione.