Lingua | Chiara Ameglio a Danza in Rete Festival il 1° aprile 2020
Danza in Rete OFF

Lingua

Chiara Ameglio
prima nazionale e produzione del Festival  

A seguito del DCPM del 4 marzo, tutte le attività del Teatro sono sospese fino al 3 aprile.
Non appena possibile saranno comunicati ulteriori aggiornamenti relativi a date di recupero o annullamento. Qui tutte le info sui rimborsi.

creazione nata all’interno del progetto Terrestri del Centro di Produzione La Piccionaia di Vicenza

Spettacoli

mercoledì 1 aprile, 21:00Foyer Maggiore

La performance Lingua nasce in occasione di un incontro, nel tentativo di rispondere ad alcune domande: Che cos’ è il teatro? Quale è il suo incarico primario, quale la sua missione?

La risposta non ha una forma, non si determina. La risposta è un lancio, uno stimolo, una tensione verso un campo di interesse: intimità, vicinanza, empatia, linguaggio. Una linea di trasmissione tra il performer e lo spettatore, un filo invisibile tra l’azione performativa e l’azione di osservazione è generata da un corpo che esiste nel momento stesso in cui viene guardato. La performance prende forma nell’attesa creata da un “non agire” ma da un lasciarsi guardare, da un livello di ascolto che ribalta i compiti, gli incarichi, le missioni per mezzo dell’empatia. I corpi coinvolti, di chi guarda e di chi si lascia guardare, di un pubblico coinvolto, inglobato e avvolto da una “lingua” che li unisce, si aprono a possibilità finite, ci sussurrano il limite, si compongono di tracce invisibili, cerchi di energia, sono mappe delle nostre identità, che comunicano con altre, mai conosciute, ma legate da somiglianze primitive e originarie. Il corpo esposto si fa quindi territorio da esplorare con lo sguardo, mosso da una danza in cui riconoscere e riconoscersi: il salire e scendere delle costole, l’estensione dell’addome, la vibrazione sottile del sangue che pulsa sotto la pelle, gli anfratti e le pieghe, i dettagli e le cavità; un dispositivo di carne, ossa, sangue, pelle, materia pulsante viva che scivola, si fa strada tra altri corpi simili e incontra occhi che si aprono, ricevono, domandano. Il corpo si fa caverna, ventre gravido di una lingua che si insinua, sinuosa, strumento di trasmissione e traduzione di parole non dicibili, eco di micromovimenti esaltanti ma collettivi. Il corpo che abitiamo è tutto ciò che abbiamo, è simbolo di tutto e il contrario di tutto, traccia collegamenti, strade, cunicoli, ponti, voragini, risonanze dell’universo: ci dalla libertà di muoverci ma allo stesso tempo è ciò che limita il possibile. Alla necessità di osservazione si vuole stimolare quella di comunicazione: la possibilità di tracciare su quell’esemplare di corpo altre tracce, altri percorsi, altri segni, altre storie. La performer mostrerà al pubblico l’azione di reale di scrivere sulla sua pelle, e come un rituale linguistico di trasmissione lo inviterà ad accogliere la possibilità di depositare, tramutare, trascrivere su di esso le loro tracce, lasciare un segno. In tal modo il corpo diventa esso stesso lingua e linguaggio, strumento e significato, portatore di un'identità singola e comune. Si investe di ogni traccia lasciata su di sé diventando qualcosa di altro, ma conservando la sua più profonda identità, il suo ruolo intrinseco: essere ponte, collegamento tra me e l'altro. Da dove nasce la lingua? Qual è l'urgenza che porta l'essere umano ad interagire? Come il mio corpo può essere lingua? Sono queste le domande che ci portano alla scelta del titolo. La lingua viene scorta in uno sguardo, un movimento, un segno e, generata dalla necessità di entrare in relazione con chi ci circonda, trasforma la performance in un incontro collettivo, in cui non solo il segno sul corpo, ma anche lo sguardo, l'immobilità, il respiro diventano grammatica comunicativa amplificata dalla condivisione con l'altro.La ricerca della più arcaica urgenza comunicativa dell'essere umano porta ad indagare in profondità l'interazione: il teatro come occasione di incontro per lasciare un segno, una reciproca traccia del passaggio l'uno sull'altro.

CHIARA AMEGLIO, classe 1986, è performer e coreografa genovese.
Nel 2009 si diploma alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Negli anni si confronta con differenti tecniche di movimento (Release e Klein Tecnique, Floor work, contact improvisation, instant-composition, Gaga, Butoh) alla ricerca di versatilita,̀ complessità e interesse per la contaminazione nelle arti performative. Approfondisce i suoi studi in Italia e all’estero: S. Waltz & Guest, Y. Godder and Company, M. Carroll, D. Hernandez, R. Graziadei, A. Choen (Batsheva), R. Hilton, , M. Mualem, D. Abreu, V. Sieni, E. Cosimi, M. Cuccaro, G. Di Cicco, Company Blu, G. Rossi, M. Di Stefano, P. Lattanzi, M. Ciappina, Torifune Butoh Sha Company. Determinanti gli incontri con: Maria Consagra (Laban-Bertenieff), M° Yoshito Ohno (Kazuo Ohno Dance Studio), Susanne Linke, Lucinda Childs, Yasmeen Godder. Lavora per otto anni con Ariella Vidach (IT/CH) e con V. Sieni (IT), D. Abreu (E), Matanicola (D/IL), G. D’Anna (IT/NL), G. De Cicco (IT), M. Casadei (IT/F). Cofondatrice della compagnia Fattoria Vittadini di Milano. Partecipa a laboratori di scrittura drammaturgica e recitazione: T.Granata, M. Serli, Teatro Valdoca. Nel 2018 inizia la ricerca “Indagini sulla mostruosità” ̀(spettacoli, performance e laboratori) da cui nasce il suo primo lavoro TRIEB_L’Indagine che debutta nel 2019 al Teatro Elfo Puccini di Milano, dando il via alla collaborazione con Marco Bonadei. Collabora con il teatro: “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” Regia: Ferdinando Bruni e Elio De capitani (Teatro E. Puccini); “A metà della notte” Regia: Marco Bonadei, Chiara Ameglio, Vincenzo Zampa.

un progetto diChiara Ameglio
in collaborazione conSanti Crispo

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Lettera agli Spettatori del Teatro Comunale

Gentile Spettatore,  La inviatiamo a leggere la lettera a Lei dedicata, scritta da Roberto Ditri, Presidente della Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza.

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