Spettacoli - 79° Ciclo Classici

Il poema della forza

Patricia Zanco / fatebenesorelle

concerto per voce, orchestra di batterie e coro di bambini

Polis - Gli artisti del Territorio

Spettacoli

martedì 6 ottobre, 21:00Basilica PalladianaAcquista bigliettoAcquista

Smascherare l’inutilità della guerra e le parole che le accompagnano. La guerra non ha mai avuto e non avrà mai senso. Il grido degli impotenti.

A noi sono sempre rimaste estranee le ragioni della guerra, non vogliamo lasciar passare il tempo senza far sentire la nostra voce. Tra l’oggi e la grecità c’è l’abisso, la loro capacità di vedere la bellezza che fa brillare sulla sofferenza la possibilità di salvezza, i suoi raggi forano la nube e scavano nella tormenta il sentiero della pace.

Gli stereotipi ripetitivi della Storia sono sempre molto prevedibili. Uomini che, in nome di “sacrosanti” valori, mettono in moto la macchina da guerra. Si è ripetuto e si ripete infinite volte nella Storia, senza che nessuno interrompa la violenza con la forza di un agire che si confronta con la storia e con i singoli contesti, senza trovare parole nuove che producano liberazione scaturendo da un coinvolgimento autentico con la Storia. Uomini che non sanno giocarsi sul terreno della novità e cercano soccorso in tutto ciò che è già stato collaudato.

Il centro qui è la forza. La forza adoperata dagli uomini, la forza che piega gli uomini, la forza dinnanzi alla quale si ritrae la carne degli uomini. L’anima umana vi appare continuamente modificata dai suoi rapporti con la forza: talvolta, accecata dalla forza di cui crede disporre, si curva sotto l’imperio della forza che subisce. Chi aveva sognato che la forza, grazie al progresso, appartenesse al passato, ha voluto vedere in questo poema un documento, chi sa discernere la forza, oggi come un tempo, al centro di ogni storia umana, vi trova il più puro degli specchi. La forza è ciò che rende chiunque le sia sottomesso una cosa. Quando sia esercitata fino in fondo, essa fa dell’uomo una cosa poiché lo trasforma in un cadavere. C’era qualcuno, e un attimo dopo non c’è nessuno. Come nell’Iliade si paragonano i guerrieri all’incendio, all’inondazione, al vento, alle bestie feroci, a qualsiasi causa cieca di disastro, oppure agli animali paurosi, agli alberi, all’acqua, alla sabbia, a tutto ciò che è mosso dalla violenza delle forze esterne.

Il nuovo mondo della “rivoluzione reazionaria” sconfessa diritto internazionale e diritto dei popoli.

Afferma il potere assoluto della forza, che eleva a divinità, unico strumento -secondo le destre mondiali- che possa garantire la pace.

Nel concerto per voce e batterie ci guidano oltre ad Omero pensatrici impreviste del novecento cherompono il canone maschilista nel disastro del suicidio dell’Europa, travolta durante la II guerra
mondiale dalla ruspa della Storia, quando si era perduto il passato e non c’era futuro. Donne, pensatrici in cui la libertà intellettuale, la grandezza d’animo e profondità di pensiero convivono
insieme.

E’ un concerto in cui la musica e la poesia ci offrono istanti di bellezza che astrae dal caos, uno spettacolo anomalo esiste e si spinge fin dentro alle coscienze degli spettatori della tragedia tanto
da scuoterli fisicamente, e alla fine, come quando ci si sveglia da un incubo, all’accendersi delle luci siamo contenti di esser vivi.

di e conPatricia Zanco, Little Drums Orchestra, Coro di voci bianche di Stefania Lanaro
drammaturgiaPatricia Zanco e Daniela Mattiuzzi

 

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