

Spettacolo in lingua francese con sovratitoli in italiano
“Alla fine resta la speranza.”
Cosa spinge una giovane donna a compre l’atto più indicibile? Destino infranto, povertà o disperazione?
Al cuore di questo enigma non troviamo un mostro, ma una Medea dei nostri giorni: una donna avvolta in una solitudine immensa, mossa da un amore materno così traboccante, eppure così privo di una guida, da diventare tragicamente distruttivo.
Ambientato in una stanza d'albergo anonima, sospesa tra la pioggia e il rumore lontano di un luna park, Bord de Mer non giudica, ma esplora l'inspiegabile. Attraverso la straordinaria e magnetica interpretazione di Élise Clary, lo spettacolo scava nel profondo dell'animo umano per cantare il dolore della perdita, ricordandoci che anche nel mezzo della tragedia la vita rimane — fragile, ostinata e fiduciosa.
Bord de Mer è un dramma intimo che si trasforma in pura poesia. Sul palco, la tragica vicenda si sviluppa attraverso elementi minimalisti e potenti: un letto che si rimpicciolisce progressivamente, una conchiglia sotto la pioggia, una partitura di silenzi composta da Cyril Giroux e una vera e propria "coreografia della caduta".
Un appuntamento teatrale di rara intensità che scuote, commuove e stringe la gola, mostrando che chiunque, anche nella sua parte più oscura, merita un briciolo di compassione.
Skēnē: la Grande Scena Internazionale
| mercoledì 30 settembre, 21:00 | Teatro Olimpico di Vicenza | Acquista bigliettoAcquista |
| giovedì 1 ottobre, 21:00 | Teatro Olimpico di Vicenza | Acquista bigliettoAcquista |
Muriel Mayette-Holtz sceglie di portare in scena un capolavoro di Véronique Olmi: la voce fragile ma potente di una tragedia contemporanea, quella di una madre single, in una condizione di grave precarietà sociale e psicologica, che porta i suoi due figli piccoli a vedere il mare. Qualche giorno di vacanza strappato alla miseria, l’immensità del mare come unico orizzonte.
Un albergo squallido, fuori stagione. Le luci accecanti di un luna park in lontananza. Il mare vicinissimo, e soprattutto la pioggia. Sono le ore che precedono questo dramma inspiegabile, irreparabile, che questa donna ci descrive con una precisione quasi maniacale. Si aggrappa ai dettagli, come se questo potesse fermare la caduta, ma niente può fermare la tragedia.
Ho sempre creato i miei spettacoli ispirandomi a un attore. Oggi è Élise Clary — immensa, colei che non si è mai concessa i propri sogni; un ramoscello millenario dalla voce che giunge dalle tombe — a ispirarmi questo progetto. C’è un letto anonimo, in un hotel anonimo. Un letto troppo piccolo per contenere così tante paure, eppure così vasto da poter inghiottire un’intera famiglia. Un cuscino troppo cupo... La memoria di un luna park, il mare vicinissimo e, soprattutto, la pioggia. Il suono delle monete in una scatola di latta. E poi due piccoli corpi di bambini che si preferisce non vedere. L’attrice passerà da un letto all’altro, cercando di scomparire, ma resterà in piedi, inondata dalla propria violenza, murata in un silenzio assassino.
Voglio mostrare l’inspiegabile. Voglio cantare il dolore della perdita... affinché la pena degli spettatori diventi un canto del mondo. Perché, anche nel mezzo della tragedia, la vita rimanga — fragile, testarda, ostinata. E come dice Ecuba: "Alla fine resta la speranza". Véronique Olmi è un’immensa artista che scava nel più profondo del cuore umano e, nonostante i difetti dei suoi personaggi, riesce sempre a farceli amare. Come lei, voglio mostrare che chiunque, anche nella sua parte più oscura, merita un po’ d’amore.
Ci sarà un letto sempre più piccolo.
Ci sarà il canto dei silenzi composto da Cyril Giroux.
La coreografia della caduta.
Il cuscino, l'arma del delitto.
Il cartoccio di patatine della fuga.
La conchiglia sotto la pioggia.
Il fragore lontano della festa.
E soprattutto, le parole di Véronique Olmi.
Muriel Mayette-Holtz
Il racconto si sviluppa accanto a un deserto d’acqua – tra pioggia, onde e lacrime – un’immensità impossibile da dominare. È andata a “vedere il mare” per mostrarlo ai bambini...
Ho voluto un pavimento di spiaggia: un suolo di sabbia, tra deserto e fragile stabilità. Un suolo esterno, senza una casa. Nessun tetto a proteggere l’essere umano. A piedi nudi sulla sabbia, di fronte all’immensità.
La luce sarà proprio quella: un cielo basso, grigio, triste e umido, solcato da schiarite troppo violente. Abbagliano come i flash di un luna park che si diverte, come i bagliori di una visione d’orrore che non si riesce a sostenere, come i flash di una memoria dimenticata. Immagini che s’impongono di notte, che entrano nel corpo del personaggio senza preavviso.
Ci troviamo quindi in un interno esterno. Un luogo senza rifugio. Come la casa del Mago di Oz che vola via, lasciandosi dietro il vuoto e la vertigine... E soprattutto c’è il letto. Che resterà vuoto. I letti anonimi di un hotel squallido, i letti successivi che non avranno saputo proteggere i bambini: letti dell’assenza, letti abbandonati. La famiglia vi si separa, verso un ignoto senza ritorno. Letti senza sonno, letti da cui le lenzuola bianche sfuggono via. Resteranno solo due cuscini feriti dal ruolo che andranno a giocare. Due cuscini arma del delitto senza pace.
La protagonista, Lei, non sa trattenere. Né i suoi figli, né il suo amore. Descrive con una precisione quasi maniacale le ore che precedono il dramma. Si aggrappa ai dettagli – gesti, orari, oggetti minuscoli – come se questo potesse fermare la caduta. Ma niente può fermare la tragedia. È qui il mistero universale del suo gesto: un corpo in piedi, solo, su una terra che non ha saputo proteggere la vita.
Voglio conservare la sensazione dell’esterno sul palco. Voglio la luce riflessa dai granelli di sabbia, come un’ineluttabile clessidra gigante. E la danza di Lei, da un letto all’altro, il suo racconto tra i letti della sua vita che non hanno saputo placarla.
Questo dramma è anche quello di un’insonnia del cuore.
Muriel Mayette-Holtz
| Autrice (Testo) | Véronique Olmi |
| Regia e Scenografia | Muriel Mayette-Holtz |
| Con | Élise Clary |
| Musiche | Cyril Giroux |
| Luci | François Thouret |
| Costumi | Muriel Mayette-Holtz |
| Assistenti al testo | Amélie Kierszenbaum, Armand Pitot |
| Produzione | Théâtre National de Nice - CDN Nice Côte d’Azur |
| Coproduzione | La Criée - Théâtre National de Marseille - CDN, Le Préau - CDN de Normandie - Vire |
| Editore | Actes Sud |
Stivalaccio Teatro
Tindaro Granata / Tommaso Fermariello / Francesco Wolf / La Piccionaia
di Eschilo, traduzione Riccardo Favaro, drammaturgia, adattamento e regia Carmelo Rifici
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