69° Ciclo Spettacoli Classici

Il festival di Spettacoli Classici, nella sua 69° reiterazione, è stato sottoposto ad una trasformazione di carattere concettuale grazie all’intervento del curatore Franco Laera a cui lui darà il nome di “Conversazioni”. Nella sua visione il cambiamento è l’unico mezzo per vivere il proprio tempo senza tradire il passato, quindi “tecnologie espressive”, cinema, musica, arti visive, danza assumono un ruolo inalienabile dall’evoluzione a cui il teatro è andato in contro. Questa convergenza di nature e discipline diverse ha posto la rotta per l’esplorazione di nuovi territori della creatività, evidenziando però la necessità di riconoscere identità e specificità dei vari linguaggi creativi affinché si raggiunga una reale dimensione della sperimentazione, invece che scadere in una banale etichettatura dell’interdisciplinarietà. Questa è il fattore stimolante di “Conversazioni”, perché per produrre un risultato armonico e virtuoso, invece di una assordante cacofonia, c’è bisogno di un dialogo e confronto tra precise identità, dando nuovo valore al teatro, la danza, la musica, la poesia, il cinema, le arti visive e l’architettura.

Come simbolo rappresentativo di questa nuova stagione di Classici è stato scelto il profilo di una colonna palladiana, una delle otto della scenafronte nel Teatro Olimpico, per ricordare che il primo e più antico coperto dell’epoca moderna è stato creato sulla base di un rinnovato amore della classicità, che si reinventa senza timori nel contemporaneo del tempo, invece che esaurirsi nella imitazione del classico. In quest’ottica il Teatro Olimpico assume un rinnovato valore e ruolo nelle creazioni teatrali, non più solo un set patrimonio dell’umanità ma un effettivo protagonista, perché è sentito un dovere – da parte di artisti ed operatori – di “vedere” quella architettura, non solo guardarla come un prestigioso fondale per gli spettacoli; sentimento che Laera ha espresso commissionando a Moni Ovadia e Fabio Cirifino insieme a Laura Marcolini di Studio Azzurro un nuovo allestimento di “Delfi cantata” per il Teatro Olimpico in chiusura di questo prima serie di “Conversazioni”, dove il custode-cicerone è sfinito dalla routine del suo lavoro, dal vuoto dei suoi interlocutori in cui le sue parole cadono, mentre le statue e gli edifici di Delfi sono ormai logorati dal pedissequo intercambiarsi di turisti, che ripetono vacui scatti senza di fatto avere alcuna consapevolezza o sensibilità verso la bellezza in loro presenza.