

| domenica 17 maggio, 21:00 | Teatro Olimpico di Vicenza | Acquista bigliettoAcquista |
Un nuovissimo progetto quartetto con composizioni inedite di Mary Halvorson, con Dave Adewumi (tromba), Henry Fraser (basso) e Tomas Fujiwara (batteria).
La chitarrista, compositrice e borsista MacArthur Mary Halvorson è stata descritta come “un talento unico” (Lloyd Sachs, JazzTimes), “l'improvvisatrice meno prevedibile di New York” (Howard Mandel, City Arts), “una delle chitarristi jazz più originali dei nostri tempi” (Peter Margasak, Bandcamp Daily) e “una delle bandleader più formidabili di oggi” (Francis Davis, Village Voice). Nelle recenti Downbeat Critics Polls è stata celebrata come chitarrista, artista jazz emergente e compositrice emergente dell'anno. L'ultimo album di Halvorson, Cloudward (Nonesuch Records, 2024), vede la partecipazione del suo sestetto Amaryllis, con Adam O'Farrill (tromba), Jacob Garchik (trombone), Patricia Brennan (vibrafono), Nick Dunston (basso) e Tomas Fujiwara (batteria), insieme alla guest star Laurie Anderson (violino) in un brano. In una recensione di Chris Ingalls su PopMatters, l'album è stato descritto come "un esempio brillante e profondamente soddisfacente di un sestetto jazz che funziona a pieno regime. Preparatevi a rimanere stupiti". Halvorson fa anche parte di diversi progetti collaborativi, in particolare il trio di lunga data Thumbscrew, con Michael Formanek al basso e Tomas Fujiwara alla batteria. Negli ultimi due decenni ha lavorato con musicisti diversi come Tim Berne, Anthony Braxton, Taylor Ho Bynum, John Dieterich, Trevor Dunn, Bill Frisell, Ingrid Laubrock, Myra Melford, Jason Moran, Joe Morris, Tom Rainey, Jessica Pavone, Tomeka Reid, Marc Ribot, Ches Smith e John Zorn.
Mary Halvorson, chitarrista e compositrice, è da ormai molti anni una delle figure chiave della scena avanguardistica del jazz americano che discende direttamente dalla lezione di Anthony Braxton, essendo stata sua allieva all’Università e, quasi senza soluzione di continuità, giovane partner musicale. Halvorson è compositrice, nel senso quasi colto-accademico del termine: scrive, organizza, coordina i suoi gruppi che hanno spesso le sembianze di ensemble da camera, con i quali tritura la storia del jazz e ne fa sortire le musiche meno etichettabili. Disse una volta Keith Jarrett: “Mary è interessante per i musicisti che ha trovato (…). Professionalmente impeccabili. Ma le idee che escono da quei ragazzi! Probabilmente pensano di fare jazz. Ma non credo che lo pensi anche lei”. Chi sono questi ragazzi? Uno è per esempio un fedelissimo, il batterista Tomas Fujiwara, che è un tipico prodotto degli ultimi melting pot culturali americani. E che musica fanno? Probabilmente questa è l’ultima delle domande che si pongono. Fermo restando per i Critics Poll della più storica delle riviste di jazz al mondo, Down Beat, negli ultimi anni Halvorson ha vinto più volte di tutti il titolo di miglior chitarrista dell’anno.
Uri Caine compie quest’anno settant’anni e decisamente il suo nome comincia ad essere ritenuto un classico. Da giovane compie studi e percorsi quasi con la lentezza di quei compositori classici che intendono mettersi in viaggio solo quando hanno in mano un bagaglio amplissimo. Arriva ai primi dischi (con Don Byron) che è già avviato verso i quarant’anni ma di lì a poco tutti si accorgono di lui non appena si mette i mostra con un lavoro su Mahler: è un piccolo mondo nuovo, dotato di leggerezza ma mai di banalità e la German Mahler Society lo gratifica con un premio (che per altro divide la giuria). Da Mahler si passa a Wagner, e poi Bach (le Goldberg), Beethoven (le Diabelli), Schumann, Mozart e poi Verdi (The Othello Syndrome) e infine il ritorno a casa con Gershwin (ma passando per Berio e Schoenberg). Naturalmente Caine non ha mai dimenticato di suonare mainstream jazz, specie in piano trio, ma anche di suonare nei gruppi di Dave Douglas e poi nelle situazioni più svariate, come i duetti tanto con Paolo Fresu che con Han Bennink. Tutte situazioni viste e vissute negli anni a Vicenza: anche per questo era giusto che Vicenza Jazz lo invitasse ancora, stavolta per il compleanno tondo.
| Mary Halvorson | chitarra |
| Dave Adewumi | tromba |
| Henry Fraser | basso |
| Tomas Fujiwara | batteria |
Makaya McCraven Quartet
Barbara Hannigan & Bertrand Chamayou “Jumalattaret” per soprano e pianforte di John Zorn (e altre musiche di Olivier Messiaen e Alexandr Scriabin)
prima italiana
prima italiana