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Ristoratori_teatro

Mariti e mogli

tratto dall’omonimo film di Woody Allen
adattato e diretto da Monica Guerritore
con Monica Guerritore e Francesca Reggiani

e con Pietro Bontempo, Antonio Zavatteri
e Alice Spisa, Enzo Curcurù, Lucilla Mininno, Angelo Zampieri

scene Giovanni Licheri, Alida Cappellini
costumi Valter Azzini
luci PaoIo Meglio

una produzione a.ArtistiAssociati, Pierfrancesco Pisani, Parmaconcerti
in collaborazione con Comune di Pesaro e Amat

Programma

Un travolgente Woody Allen alle prese con uno dei suoi argomenti preferiti: le crisi coniugali, i tradimenti.
Due attrici: Monica Guerritore e Francesca Reggiani molto diverse ma entrambe amatissime dal pubblico per la prima volta insieme (le mogli). Intorno a loro un girotondo amoroso in cui Cupido (bendato e sbadato) si divertirà a scagliare frecce, far nascere amori, divorzi e altro...

Tutto accade in una notte tempestosa con i personaggi costretti da tuoni e lampi in una sala da ballo, un luogo della musica e della danza che con il passare della notte si riempirà di storie e oggetti e musica e pianti e amori e liti. Un bancone di un bar, una zona dove due poltrone creeranno un letto, due tavolini accostati per poter mangiare tutti insieme e poi riprendere le lezioni di ballo, le relazioni o i divorzi mentre arriva l'alba..
Le dinamiche matrimoniali saranno affrontate in quella sala. È lì, in quella notte, che le insofferenze, i tradimenti e i desideri verranno rivelati, mentre (in segreto) ogni personaggio si aprirà in improvvise confessioni fatte al pubblico per averne comprensione e approvazione.

E così come nei Sei personaggi di Pirandello, la trama e le sofferenze create dall'Autore (tutta la commedia è un romanzo che Gabe rivelerà alla fine di avere scritto) diventano l'unica verità del personaggio costretto a vivere e far prevalere la sua storia con quell'intensità che solo la precisione di una trama già scritta può dare.
Il jazz di Louis Armstrong ci precipita immediatamente nel clima di Woody Allen, Strindberg e Bergman (riferimenti altissimi di Allen) vengono evocati nelle dinamiche tra mariti e mogli, la danza e il vino e la notte sganciano il corpo e liberano le energie… il resto è l'eterno racconto dell'Amore.

La versione teatrale di Monica Guerritore è fedele al testo ma si discosta nell'ambientazione dal film da cui è tratta la commedia uscita nel 1992.

Nella mia scrittura teatrale dalla sceneggiatura del film di Allen tutto accade in una notte piena di pioggia in un luogo che con il passare delle ore diventerà una sala da ballo, una sala d'attesa, un ristorante deserto e che costringe gli otto i personaggi (mariti, mogli, amanti e altro...) al girotondo di piccole anime che sempre insoddisfatte girano e girano intrappolate nella insoddisfazione cronica di una banale vita borghese (Allen).
Tradendo le location del film (Manhattan e altro) evoco nel luogo teatrale unico i luoghi delle vite coniugali e nelle simultaneità delle relazioni e degli intrecci clandestini, nelle rotture e improvvise riconciliazioni percepisco le “piccole altezze degli esseri umani” cosi familiari a Bergman , a Strindberg. E nel perdersi in danze all'unisono su musiche bellissime da Louis Armstrong a Etta James, Cechov e il tempo che intanto scivola via.
(Monica Guerritore)

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