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Ristoratori_teatro

Romeo e Giulietta - Lettere da un mondo liquido

Teatro del Lemming
con Fiorella Tommasini, Chiara Elisa Rossini, Diana Ferrantini, Alessio Papa, Alessandro Sanmartin, Maria Grazia Bardascino, Katia Raguso
musica Massimo Munaro
regia Massimo Munaro e Chiara Elisa Rossini

Programma

Nel suo nucleo essenziale la vicenda di GIULIETTA E ROMEO, secondo movimento di una trilogia Shakespeariana che abbiamo in progetto di completare a breve, propone il conflitto fra individuo e potere, alla base, seppure in altro modo, anche del nostro precedente AMLETO. E se per il Principe di Danimarca si trattava vanamente di opporsi alla corruzione e al marciume della corte, qui è il conflitto fra due famiglie rivali, i Capuleti e i Montecchi, a soffocare l’amore dei due giovani nati sotto contraria stella. Non ci interessava raccontare, una volta di più, la loro celeberrima storia, quanto interrogarci, attraverso di loro, sul nostro tempo presente. Ed il nostro tempo presente è proprio il mondo liquido di cui parla Zygmunt Bauman, una società sotto assedio in cui tutto sembra provvisorio, senza certezze e senza rassicurazioni, dove tutto scorre veloce, su un unico binario: quello della mercificazione.
Dove si colloca allora il mito di Giulietta e Romeo in questa società in cui anche l’amore sembra aver perso la sua forza titanica, ed è divenuto precario come tutte le cose del mondo? Chi sono Giulietta e Romeo per noi? Questi due giovani sono davvero così lontani dalle nostre vite? C’è qualcosa per cui, anche noi oggi, saremmo disposti a sacrificare tutto?
Ciascuno di noi che cosa sarebbe disposto a fare per salvare il suo amore?
Sono domande che hanno attraversato il nostro lavoro e che abbiamo voluto rivolgere, direttamente, anche allo spettatore. In questo senso il processo creativo che abbiamo messo in atto, ci ha allontanato dal testo shakespeariano pur, a modo nostro, rimanendone profondamente fedeli: se, come ha sostenuto James Hillman, le nostre vite sono mimetiche del mito, allora forse significa che tracce della vicenda dei due giovani amanti di Verona sono sparsi anche in questo nostro fragile tempo. Se ciò è vero allora è possibile trovare nel vissuto individuale di ciascuno di noi qualcosa che abbia un valore e un significato universale. Perché forse solo ciò che ha una reale necessità personale può giungere ad essere condiviso anche da altri. Un po’ come accade nell’amore, appunto. Il nostro spettacolo è formato da lettere. Queste lettere sono da intendere anche come capitoli, punti nodali del lavoro: brandelli di un tempo presente in cui la dimensione solida, quella del mito, non è ancora andata del tutto perduta e in cui si rintracciano storie di un desiderio contrastato, tracce di una violenza esplicita o nascosta, contrasti insanabili, ma anche la tenacia di un volere che non demorde. La forma della lettera – così apparentemente desueta in tempi di email o di SMS, eppure a tutti così cara – ci ha aiutato a mantenere un dialogo fitto e fecondo fra il tempo incorruttibile di Giulietta e Romeo (infinitamente distante da quel immaginario da baci perugina a cui troppo spesso siamo stati abituati), e questo nostro presente che anela ad una trasformazione vitale. La storia di Giulietta e Romeo si riflette così continuamente nel vissuto di attori e spettatori, la cui relazione, seppure declinata in altro modo rispetto a nostri precedenti lavori, è come sempre al centro della nostra drammaturgia e della nostra passione teatrale.

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