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Ristoratori_teatro

L.A.N.D Where is my love

di e con Daniele Ninarello
concept e coreografia Daniele Ninarello
danzatori Annamaria Ajmone, Marta Capaccioli, Pieradolfo Ciulli, Daniele Ninarello, Cinzia Sità
musiche Adriano De Micco, Stefano Risso
dramaturg Carlotta Scioldo
disegno luci Cristian Perria
organizzazione Silvia Limone

Programma

Immergersi nella percezione dell'ambiente in ascolto con il proprio corpo, ridefinire i propri margini, espanderli, dando vita, attraverso la danza, a quei paesaggi mentali che sono lo spazio fra sé e gli altri. L'attenzione è portata a queste distanze, prossimità, a quei non-luoghi in cui ogni visione diventa recezione, percezione, proiezione, con il desiderio di scoprirvi bellezza.

Il corpo e l’ambiente, in reciproca influenza, danno vita al paesaggio.
Ciò che sta “fuori” assume i nostri colori e noi assumiamo i suoi. L’esperienza sensoriale e sensibile del corpo fa di noi un elemento compositivo nel carico campo di forze in cui si esercitano continui moti secondo attrazioni e repulsioni. In questo contesto percettivo, i corpi esplorano le possibili relazioni, lasciando emergere, nell'incontro con gli altri, stupore e meraviglia.

In L.A.N.D., Local Area Network Development, il paesaggio è inteso come quel luogo che viene determinato dalle relazioni tra corpi; queste relazioni scaturiscono dalla percezione dei performers che abitano questa rete e che, contemporaneamente, la creano.
Il corpo in movimento diventa strumento sensoriale, parte integrante del paesaggio che cambia e ne e' a sua volta trasformato. Si parte dunque dalla consapevolezza che le nostre memorie fisiche generano pensieri, i nostri pensieri generano azioni. Queste azioni svelano luoghi che diventano paesaggi. E' in questo contesto di continuo scambio tra ambiente e performer che si cerca e si crea bellezza.

Dunque il tentativo diventa quello di svelare il complesso meccanismo di possibili relazioni tra i corpi danzanti, immersi e fautori del comune paesaggio che, al tempo stesso, muta.
La polifonia, proposta qui come quadro astratto, si presenta al pubblico come il risultato delle relazioni di questi percorsi di corpi alla ricerca di stupore, creando una polifonia del “coesistere”.

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