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Ristoratori_teatro

Riccardo III

di William Shakespeare
traduzione e adattamento di Masolino D'Amico
regia Massimo Ranieri

Programma

Con Riccardo III, spettacolo reduce da un grande successo di critica e pubblico della scorsa estate, Massimo Ranieri interprete e regista, dà nuova vita al suo malvagio Riccardo, in un noir dal ritmo concitato, in cui nessuno sarà risparmiato dalle macchinazioni dell'astuto Duca di Gloucester, ma non senza meritarselo; infatti a mietere vittime più che Riccardo sarà una malattia di cui tutti i personaggi della tragedia sono affetti: la sete di potere. In un contesto del tutto originale e surreale trovano perfetta collocazione le parole di Shakespeare nel riadattamento di Masolino D'amico, scandite dalle geniali musiche del Maestro Ennio Morricone. I costumi sono stati meticolosamente disegnati da Nanà Cecchi e l’imponente scenografia da Lorenzo Cutuli. Imperdibile occasione per godersi questa meravigliosa tragedia di Shakespeare.

NOTE DI REGIA

Dopo averlo letto e riletto, ho capito chiaramente una cosa: Riccardo III non è soltanto personaggio straordinario, è soprattutto un grandissimo attore. Riccardo III è il numero uno dei malvagi, è il grande genio della rappresentazione del potere: perciò, io non interpreterò un personaggio, interpreterò un attore.
Del resto, non sono grandi attori tutti gli uomini di potere? Non recitano un ruolo che deve suscitare applausi, consensi, se non addirittura idolatria da parte di uomini e donne che diventano loro gli ignari personaggi della sua commedia?
Riccardo, poi, indossa i costumi della malvagità meglio di chiunque altro e allora via via che continuavo a leggere e rileggere mi è apparso sempre di più in bianco e nero. Anzi, in bianco e noir. Perché se i gialli svelano le colpe dalla parte dei buoni, il noir ci fa guardare il mondo con gli occhi dei colpevoli, ci spinge a scoprire fin dove possono arrivare le radici dell’umana cattiveria.
Questo Riccardo III l’ho immaginato inquietante e accogliente, proprio come quei grandi film noir che abbiamo profondamente amato. Per provare a intravedere sulla scena l’eterno mistero del male.


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