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Il Lago dei Cigni, ovvero il Canto

BALLETTO DI ROMA (Italia)

liberamente ispirato al balletto Il lago dei cigni
e all’atto unico di Anton Čechov Il canto del cigno
coreografia e regia Fabrizio Monteverde
musiche di P. I. Čajkovskij

Personaggi e Interpreti
Odette Roberta De Simone|Claudia Vecchi
Siegfried Mirko De Campi|Placido Amante
Odile Anna Manes|Azzurra Schena
Rothbart Luca Pannacci|Michele Cascarano

La compagnia
Placido Amante, Marcos Becerra, Michele Cascarano, Mirko De Campi, Roberta De Simone, Monika Lepisto, Anna Manes, Tayma Niane Baldò, Luca Pannacci, Raffaele Scicchitano, Azzurra Schena, Sophie Tonello, Claudia Vecchi, Stefano Zumpano

Programma

Tra i più apprezzati autori sulla scena italiana della danza contemporanea, Monteverde firma questa volta per la storica compagnia romana la nuova versione di un classico d’eccezione "Il lago dei cigni, ovvero Il canto".

Titolo per eccellenza del repertorio classico, il "Lago dei Cigni" ben si presta ad essere pretesto di riflessioni sull’ambiguo legame tra arte e vita, nonché punto di partenza per comprendere se sia quest'ultima ad influenzare la prima o se, secondo un vecchio paradosso, non sia piuttosto la vita ad “imitare” l'arte. Capolavoro del balletto, sintesi perfetta di composizione coreografica accademica e “notturno” romantico, di chiarezza formale e conturbanti simbologie psicoanalitiche, il "Lago" è una favola senza lieto fine in cui i due amanti protagonisti, Siegfried e Odette, pagheranno con la vita la passione che li lega e sarà solo ultraterrena la felicità verso cui infine vedremo elevarsi i loro spiriti.

Una di quelle “favole d'amore in cui si crede nella giovinezza” avrebbe detto un altro grande russo contemporaneo di P.I. Čajkovskij, Anton Čechov, scrivendo ne "Il canto del cigno" di un attore ormai vecchio e malato “con l'anima fredda e buia come una cantina” che ripercorre in modo struggente i grandi ruoli di una lunga carriera.

Con dichiarata derivazione intellettuale dal grande scrittore russo, la nuova proposta coreografica di Fabrizio Monteverde porta in scena un gruppo di anziani danzatori che provano l'eventuale messa in scena de "Il lago dei cigni" come “inevitabile” percorso memoriale d'arte e di vita, tentando, nell'illusoria ricerca di un lieto fine, di vincere la battaglia contro il tempo attraverso la sola cosa che possano, e forse sappiano, fare.

Si tratta di una ricerca costante e ininterrotta di unione e completezza che, come tutta l'arte, non conosce traguardo, allo stesso modo in cui il personaggio bifronte Odette/Odile, metà principessa e metà cigno, vive in una perenne metamorfosi che non giunge mai al pieno compimento; è questa l'autentica e geniale invenzione coreografica del balletto, metafora dell'arte stessa.


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