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Ristoratori_teatro

Vita di Edoardo II d'Inghilterra

di Bertolt Brecht

da Christopher Marlowe
regia e adattamento Andrea Baracco

con Ersilia Lombardo, Gabriele Portoghese, Lucas Waldem Zanforlini, Andrea Trapani, Luigi Di Pietro, Mauro Conte
direzione tecnica Javier Delle Monache
consulenza alle scene Arcangela Di Lorenzo
consulenza ai costumi Mariano Tufano
organizzazione Alessia Esposito
produzione 369gradi

Programma

TRAMA
Edoardo II appena salito al trono richiama in patria l’esiliato amante Gaveston e scatena così l’ira di molti: i Pari d’Inghilterra, l’infelice consorte Lady Anna, il fratello Kent, l’Arcivescovo di Winchester… Da questa passione, da questo “governo dei sensi”, prende dunque il via un intreccio di trame e di complotti, di guerre e lotte intestine, di interessi politici e personali, di pulsioni, violenze, seduzioni e omicidi.

IL TESTO
Brecht affronta la riscrittura di “Edoardo II” di Christopher Marlowe con l’intento evidente, e da lui strenuamente sostenuto, di voler “tradire il classico”; il testo elisabettiano si trasforma, si trasfigura, si evolve in uno scorrere aspro di immagini dalla luce fredda, con sprazzi improvvisi di colori acidi e insolenti, immagini popolate da personaggi che si muovono come saette furtive dai volti scarni e nervosi o al contrario arrancano appesantiti sotto le proprie carni gonfie e turgide. La “forma aperta” del dramma storico, con la sua discontinuità di luoghi e situazioni, si addiceva perfettamente alla ricerca che Brecht stava conducendo in quegli anni (il testo è del 1923). Brecht afferra Marlowe e lo rende zoppo, claudicante, lo pone in disequilibrio, togliendo al testo tutta l’opulenza elisabettiana per tradurlo in una lingua limpida, essenziale ed aspra che gli permette di porre l’accento su ciò che più di tutto lo interessa: il caos morale dei tempi.

Ciò che maggiormente interessa e in parte sconvolge del testo brechtiano é l'incredibile lucidità con cui l'autore, servendosi del testo di Marlowe, riesce a descrivere il "caos morale dei tempi", dei propri tempi, affatto distanti dai nostri, mettendo bene in luce come la tragedia di Edoardo II, non é, o non é soltanto la tragica vicenda di un amore impossibile, quello tra lo stesso Edoardo ed il suo favorito Gaveston, ma una spietata analisi sugli intrighi e sulla dissolutezza della politica e del potere, un mettere in luce le conseguenze di quello che si potrebbe definire un "governo dei sensi" che prende decisamente il sopravvento sul "governo della ragione" e che fa precipitare in un pantano di orrori, violenze, doppi giochi e nefandezze l'intera classe dirigente, intellettuale e politica che con lei trascina, come in un domino inarrestabile e contagioso, l'intera collettività. [...]
Andrea Baracco


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